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Schiavi del peccato o liberi nella Legge?1 minuti di lettura

Emoticon "ala" ("ali"?)/emoticon "serpente". Su sfondo gradiente: dal celeste al terra bruciata passano per "terra d'ombra"

Ali o spire?

Ovvero: come rispondere la prossima volta che un non cristiano ti accusa di non essere “libero”.

Le buone ispirazioni sono caratterizzate da soavità e dolcezza, oltreché delicatezza. Le tentazioni, invece, non semplicemente “affascinano”, ma legano, trascinano e – infine – vincolano.

Alle prime è facile resistere; alle seconde, è molto facile cedere. Qui, se ci pensiamo, sta il fondamento 1) del libero arbitrio; 2) del merito.

“Vincolano”, si è detto: ecco perché “schiavi del peccato”1Gv 8,34.. Non occorre nessuno sforzo di volontà, per fare il male (in questa condizione post-lapsaria). In un certo senso, non si può fare altrimenti, a meno di non spezzare – con un atto della volontà – questi legacci. Ecco la “libertà dei figli di Dio”2Rm 8,21..

I mondani accusano noi di essere schiavi (della Legge di Dio). Ma può mai essere schiavo uno che, per tutto il tempo, sceglie di agire contrariamente rispetto a dove lo porterebbe la natura [decaduta]? O è schiavo, piuttosto, colui che agisce in preda (in preda!) alle passioni?

Il primo si “angelizza” (spiritualizza) sempre di più. Acquisisce un paio di ali che gli permettono di lib(e)rarsi, svincolarsi, dalla terra. Il secondo, invece, si animalizza sempre di più e nella terra sprofonda. Proprio si sotterra, come fanno certe specie di serpenti. E di chi è immagine, il serpente?

Insomma, dopo l’animalizzazione, la demonizzazione. Sempre più giù, fino al centro della terra. Fino all’inferno.

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